Photography is Black Light

La Casa Rossa

E’ una delle 7 case abbandonate più infestate dai fantasmi al mondo.
Si dice che in certe notti dalle sue mura risuoni la misteriosa melodia di un pianoforte.
Qualcuno racconta d’aver visto inquietanti figure bianche comparire nell’obiettivo fotografando l’interno della casa.
E ancora, c’è chi sostiene che qui vi abbia soggiornato anche Aleister Crowley, l’oscuro esoterista britannico.
Questi sono solo alcuni dei molti segreti che si nascondono a Villa De Vecchi, ottocentesca, fatiscente e fascinosa dimora del Lecchese.

Bellezza, maledizioni e suggestioni d’Oriente

Villa De Vecchi si trova in Valsassina, a Bindo, frazione di Cortenova (Lecco).
Fu progettata dall’architetto Alessandro Sidoli su commissione del Conte Felice De Vecchi, patriota milanese rinascimentale, nonché capo della Guardia Nazionale dell’epoca, che partecipò alle Cinque Giornate di Milano e all’assedio di Gaeta nel 1861.

I lavori di costruzione cominciarono nel 1854 e terminarono nell’estate del 1856.
Parte della villa fu costruita con una pietra del luogo, l’arenaria rossa, cui si deve uno dei suoi soprannomi: “La Casa Rossa”.
E rossi erano anche i pavimenti alla veneziana, e alcuni dettagli dei bellissimi affreschi che decoravano le pareti interne e i soffitti.

La villa era strutturata su cinque piani:

c’erano infatti i sotterranei, adibiti a cantine, cucine e lavanderie.
Al piano terra si trovavano invece le sale da pranzo e le stanze degli ospiti.
Al primo piano c’erano le stanze padronali.
Il secondo piano era usato per la servitù.
E all’ultimo piano, nel progetto originale, doveva essere posizionato un osservatorio astronomico, che però non fu mai costruito.

Vicino alla villa (sulla sinistra verso Bindo) si trovava la casa del custode, fatta costruire dal Conte attorno al 1860 in stile spiccatamente arabeggiante, secondo le suggestioni tratte dai suoi viaggi in Medio Oriente.
L’architettura di gusto arabo era evidente ovunque: negli archi del porticato, nel disegno delle finestre, nell’intonaco esterno a righe, ma soprattutto risaltava nella cupola, tipica delle costruzioni orientali religiose.
Qui vi si trasferirono i custodi, la famiglia Negri, che prima era ospitata in un’ala della villa al pian terreno.

Tutt’intorno alla Villa fu creato poi un magnifico parco di 130 mila metri quadrati, con piante ed essenze provenienti da tutto il mondo e venne costruita anche un’enorme fontana antistante la casa.

Villa De Vecchi divenne così una dimora da fiaba, costruita in mezzo ai boschi, residenza estiva del Conte che ne aveva influenzato l’architettura con la sua passione per l’Oriente, facendola brillare in mezzo alla valle come un grande rubino incastonato nel copricapo di seta verde di un sultano.

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Ma tanta bellezza e maestosità forse celavano maledizioni di morte.

Sidoli, l’architetto che la costruì, non riuscì a vedere completato il suo capolavoro, perché morì l’anno prima della sua inaugurazione.

Ed anche il Conte Felice De Vecchi morì pochi anni dopo, nel 1862, a soli 46 anni, raggiungendo la moglie, deceduta qualche tempo prima.

La morte dei coniugi De Vecchi lasciò soli due figli ancora ragazzi che vennero affidati al fratello del Conte, Biagio, che ne ereditò anche la casa.
Biagio però vi dimorò per pochi anni e poi la villa passò ad un altro parente del Conte, Giuseppe.

Gli eredi De Vecchi trascorsero le estati nella villa fino agli inizi degli anni ’40 del Novecento e poi la lasciarono in stato d’abbandono per quasi vent’anni, quando fu venduta alla famiglia Medici di Marignano.

Ma un’altra strana coincidenza, sembrò abbattersi sulla Villa, misteriosamente destinata a non essere abitata da nessuno, a rimanere vuota, con i suoi echi di solitudine e morte.

La villa e il parco, infatti, nel frattempo erano entrati a far parte di una legge del 29 giugno 1949 che tutela le bellezze artistiche italiane e che, se da un lato ne protegge il patrimonio artistico e architettonico, dall’altro ne rende quasi impossibile, da un punto di vista burocratico, il recupero e il restauro.
E così, la villa negli anni cambiò più volte proprietari, fino a che, a metà anni Ottanta fu venduta a tre famiglie di Cortenova.

Il destino della villa, però, non era solo quello di restare vuota, inabitata, ma era anche quello di essere sfiorata da incidenti che, nel corso del tempo, ne minarono la bellezza interiore, pur lasciando intatto tutto il suo splendore esteriore, un po’ come avvenne per Dorian Gray e il suo demoniaco ritratto.

Già agli inizi del ‘900, poco dopo la sua costruzione, la villa subì dei crolli, perché il Conte De Vecchi oltre ai camini per riscaldare la casa, decise di far passare attraverso i muri dei tubi al cui interno scorreva acqua riscaldata. Questo accorgimento per mantenere più calda la dimora, però, finì col creare non pochi problemi perché a causa di perdite dalle tubazioni, vi fu il crollo dell’ultimo piano.

Ci furono dei crolli anche nella casa del custode, e anch’essi cominciarono poco dopo la sua costruzione.
Inoltre, alla fine del 1800, gli eredi De Vecchi ristrutturarono completamente il cascinale (sia per ragioni tecniche che estetiche), cancellando ogni traccia di orientalismo: fu demolita la cupola, le finestre assunsero una forma più occidentalizzata, fu reintonacato l’esterno con decorazioni in finto legno e il tetto venne rifatto in pietra. Vicino alla casa del custode furono poi aggiunte una scuderia, un fienile e una legnaia. Tutte queste modifiche resero il cascinale più adatto al luogo, ma cancellarono per sempre lo stile e il genio eclettico dei realizzatori originali, il Conte e l’architetto Sidoli, genialità che tuttavia continuava e continua a sopravvivere nell’opulenta maestosità decadente della villa.

La famiglia Negri, custodi della villa da generazioni, abitò il cascinale fino ad oltre la metà del secolo scorso e quando anche l’ultimo discendente se ne andò, la casa del custode, come già la villa, cominciò ad andare poco a poco in rovina, per l’usura del tempo e l’azione dei vandali che depredarono e imbrattarono tutto, compresa la villa.

Il pianoforte fantasma e i riti occulti di Crowley

Per capire perché un noto sito americano come Buzzfeed, colosso digitale da 40 milioni di click al mese, ha inserito Villa De Vecchi fra le 7 case più infestate al mondo, basterebbe soltanto osservare la villa: ha tutte le caratteristiche estetiche della casa infestata. Spettrale, diroccata, paurosa, eppure bellissima.

Ma Villa De Vecchi non possiede solo il fascino della casa stregata, possiede molto di più.
Ha un alone intricatissimo di misteri, leggende, segreti e verità che (forse) la rendono davvero demonica.

– Si racconta che in certe notti il suono di un pianoforte proveniente dall’interno della villa riecheggi tutt’intorno alla casa, spandendosi per i boschi circostanti.
Solo suggestione? Forse, ma nella villa c’è davvero un vecchio pianoforte a coda, ormai, però, completamente distrutto dai vandali.

– Qualcuno sostiene che le cronache dell’epoca (anno 1862) riportino un episodio macabro e ancora irrisolto avvenuto nella villa: un giorno il Conte rientrando a casa trovò la moglie morta, con il volto orrendamente sfigurato, e la figlia scomparsa.
Il Conte cercò la figlia per settimane nei boschi circostanti senza però trovarne traccia, e così, distrutto dal dolore si uccise.
Chi assassinò la moglie del Conte? E perché? Le cronache dell’epoca, secondo alcune voci, parlarono di un omicidio-suicidio e di una maledizione legata ad una giovane fanciulla. La figlia del conte?

– Si dice che attorno agli anni ’20 del Novecento il noto occultista Aleister Crowley abbia soggiornato per alcune notti a Villa De Vecchi, e il soprannome di “Casa Rossa” non deriverebbe dal colore della pietra con cui era costruita la casa, ma dal colore del sangue che scorreva (c’è chi parla di una fontana nel parco che zampillava sangue) durante oscuri riti di magia sessuale praticati da lui e dai suoi adepti, che nella villa avevano dato vita ad una sorta di “comune” dedita a riti occulti di magia rossa e magia nera.
E fu proprio durante uno di questi rituali orgiastici nella casa del custode che, invocando il Demonio, questi apparve e si impossessò di uno dei seguaci di Crowley: costui, in preda ad una possessione demoniaca, uccise dilaniando a mani nude tutti gli altri adepti. La scena che si presentò alla polizia giunta sul posto era tanto raccapricciante che gli agenti non riuscirono neppure a ricostruire i cadaveri. Questa persona indemoniata non fu più ritrovata e di lei non si seppe più nulla.

– Si narra che all’ingresso delle cantine, nei sotterranei, ci sia su un muro la scritta “SOS”, che non sarebbe però il celebre acronimo di “aiuto”, ma una sigla dal significato più occulto, che significherebbe “Salvate le nostre anime” (= “Save Our Souls”).

– Si racconta ancora, inoltre, che tutti coloro che hanno abitato la villa dopo la morte del Conte l’abbiano dovuta abbandonare per via di strani rumori che non li lasciavano dormire la notte.

Le strane figure di luce bianca

I misteri e i segreti di Villa De Vecchi negli anni hanno attirato, oltre a vandali e curosi, vari gruppi di studiosi interessati al paranormale che hanno rilevato numerose anomalie sia all’interno che all’esterno della villa, come orbs, improvvise variazioni di campi elettromagnetici, rumori di passi trascinati sul pavimento e anche misteriose figure biancastre materializzarsi dentro la casa, in particolare, più di un testimone ha visto la figura bianca di una donna molto giovane.

Ebbene, questa stessa figura bianca, luminescente, dai contorni indistinti l’ho vista anch’io mentre mi trovavo nei sotterranei per realizzare il reportage.
L’ho vista comparire due volte all’interno dell’obiettivo della mia Canon, mentre realizzavo lo shooting.
Non si trattava di un flare di luce, ma proprio di una sagoma bianca, estremamente luminosa, di forma umanoide e dai contorni indistinti, ma presumibilmente femminili, poiché era molto esile.
Nelle foto che ho scattato, nei punti in cui l’ho vista, si vede chiaramente una sorta di bagliore rosato.

Per tutto il reportage, effettuato nei sotterranei perché le scale che portavano ai piani superiori erano crollate rendendoli inaccessibili, ho sempre avuto la sensazione di essere seguita ed osservata, ma le sorprese non erano finite qui per me, quel giorno.
Finite le riprese, ho deciso di provare a fare una rilevazione elettromagnetica con il K2, rilevazione che purtroppo non ho filmato perché non mi aspettavo certo di captare anomalie elettromagnetiche, e invece, facendo qualche passo all’interno dei sotterranei con il K2, alla mia domanda “C’è qualcuno qui?”, i led del K2 sono come impazziti, illuminandosi fino alla massima misurazione (led rosso) per ben due volte in pochi secondi, e poi più nulla, l’entità era svanita.
E’ stata un’esperienza incredibile perché è stata la prima volta che ho materialmente visto sul K2 rivelarsi un’anomalia elettromagnetica inspiegabile (la villa è priva di elettricità e di fonti elettriche adiacenti, e io non avevo con me apparecchiature che emettessero onde elettromagnetiche, neppure il cellulare), che fino ad ora avevo soltanto percepito in molti dei luoghi abbandonati che ho fotografato.

Leggende, fantasia, o verità, dunque i misteri di Villa De Vecchi?

Senz’altro molti dei racconti che riguardano la villa sono solo frutto d’invenzioni, come anche l’ultimo erede dei custodi della famiglia Negri ha dichiarato ( non ci fu nessun omicidio-suicidio, i coniugi De Vecchi morirono di morte naturale e la figlia del Conte non scomparve affatto. Né Aleister Crowley e nessun altro occultista-satanista soggiornò nella villa; non ci fu nessuna fontana che zampillò sangue e il crollo del tetto non avvenne per una perdita d’acqua ma per la caduta di un grosso abete colpito dai fulmini), ma poiché io stessa ho potuto chiaramente vedere, e non solo percepire, alcune incredibili, inspiegabili anomalie di natura extra-ordinaria o paranormale, posso dire che questa villa cela al suo interno realmente qualcosa di strano, emana una sorta di potere che sembra proteggerla da ogni evento (come avvenne per la frana del 2002: un milione di metri cubi di detriti e fango che spazzarono via case e aziende attigue, ma lasciarono miracolosamente intatta la villa) e, allo stesso tempo, questo stesso potere impedisce che la villa venga nuovamente abitata (nonostante sia stata più volte messa in vendita a prezzi molto bassi), come se vivesse di vita propria, e avesse una propria coscienza e potere decisionale.

E la sua incredibile bellezza e il suo inalterato fascino consistono proprio in questo: nell’essere sfiorata solo dal tempo, che ne sbiadisce gli affreschi, ne corrode i muri, ma contemporaneamente la protegge da tutto e da tutti, come un incantesimo. O un maleficio. Consegnandola all’eternità.

Katia Celestini

Copyright © 2014 Katia Celestini. Tutti i diritti riservati

Credits: Carlo Vavassori per l’editing video

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