Photography is Black Light

Storia di un amore

E’ stata la mia 1° indagine con Hesperya.
Era la dimora di Cecilia Gallerani, la bellissima e misteriosa “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci.
E questa che sto per raccontarvi, è la sua storia.

Villa Medici del Vascello: scrigno prezioso d’antiche storie e vite

Villa Medici del Vascello (San Giovanni in Croce, Cremona) si erge maestosa all’interno di un immenso parco boscoso, che l’abbraccia tutt’intorno, e la protegge dal tempo e dai secoli che scorrono tra le sue mura.
La Rocca, perfetta commistione tra fortino militare e villa gentilizia, fu eretta (su un preesistente castello) nel 1407 da Cabrino Fondulo, Signore della città di Cremona, per la sua posizione geografica strategica rispetto ai territori di Parma, Mantova, e Brescia.

Colei che però diede luce e splendore alla Villa, poiché di luce propria brillava, fu Cecilia Gallerani (1473-1536), la celebre “Dama con l’ermellino” ritratta da Leonardo da Vinci (tra il 1488 e il 1490, durante un soggiorno milanese del grande artista).
Sarà proprio lei infatti, tra il XV e il XVI secolo, ad ingentilire l’aspetto fortilizio della Rocca trasformandola definitivamente in abitazione signorile, aprendo le finestre all’estremità del fronte meridionale, trasformando e rinnovando l’architettura dell’edificio (prima improntato solo ad esigenze militari e di difesa) in Villa, e rendendola in breve tempo un raffinato salotto culturale, meta di artisti, poeti, letterati.

Ma le trasformazioni di Villa Medici non finiscono qui perché nella prima metà dell’800, il Principe Giuseppe Vidoni-Soresina, fece realizzare un vasto giardino sul retro della villa nel cui parco trovarono collocazione, oltre ad essenze vegetali rare e ricercate, edifici e paesaggi esotici e storici: un lago dove si svolgevano regate, rovine gotiche, una pagoda cinese, un tempio indiano, una capanna olandese e un tempietto dorico (resti visibili ancora oggi), a creare un’atmosfera da favola crepuscolare.

Nel XX secolo la Villa vide poi il susseguirsi di varie proprietà nobiliari fino ai Medici del Vascello.
Attualmente è di proprietà del Comune di San Giovanni in Croce (dal 2002) che, con un lungo ed accurato restauro, l’ha riportata agli antichi splendori.


I misteri di Cecilia

Chi era Cecilia Gallerani?
Il luogo è la Milano di Ludovico Maria Sforza, detto il Moro (così soprannominato probabilmente per il colore scuro della carnagione).
Il tempo è quello che va dal 1482 al 1536: la prima data segna l’ arrivo a Milano di Leonardo da Vinci, la seconda la morte di Cecilia Gallerani.
Sullo sfondo, lo sfarzo e gli intrighi della corte milanese.

Leo­nardo da Vinci, Dama con l’ermellino (Ri­tratto di Ce­ci­lia Gal­le­rani), c. 1483–1490, Cra­co­via, Ca­stello Reale del Wa­wel (in de­po­sito dal Prin­ces Czar­to­ry­ski Mu­seum). Olio su ta­vola, 55 × 40,5 cm.

Leo­nardo da Vinci, Dama con l’ermellino (Ri­tratto di Ce­ci­lia Gal­le­rani), c. 1483–1490, Cra­co­via, Ca­stello Reale del Wa­wel (in de­po­sito dal Prin­ces Czar­to­ry­ski Mu­seum). Olio su ta­vola, 55 × 40,5 cm.

Cecilia Gallerani nasce a Milano nei primi mesi del 1473 (penultima di sette fratelli e una sorella) da una famiglia di notabili toscani che era approdata a Milano agli inizi del Quattrocento (perché il nonno di Cecilia, giurista di partito Ghibellino, fu costretto a rifugiarsi nella capitale viscontea a causa della prevalsa Guelfa) e apparteneva al novero delle famiglie che facevano parte dell’apparato burocratico della corte degli Sforza.

Nel 1480, quando il padre di Cecilia muore, all’età di 66 anni, per la famiglia comincia un periodo economicamente difficoltoso e l’istruzione di Cecilia (che tanto verrà lodata in seguito dai letterati dell’epoca) viene così probabilmente curata dalla madre Margherita (nominata dal marito poco prima di morire tutrice dei suoi otto figli) che, figlia lei stessa di studiosi, incoraggia quel talento per le lettere e le arti.

Nel 1482, quando Leonardo da Vinci arriva a Milano, Cecilia ha 9 anni.

L’anno seguente, nel 1483, Margherita promette in sposa Cecilia a Giovanni Stefano Visconti, di 24 anni più grande di lei, per evitarle la vita monastica, prassi normale allora per le figlie femmine che non si sposavano. Il matrimonio sarebbe dovuto avvenire al compimento dei 12 anni di Cecilia, ma le cose vanno per le lunghe e nel 1487 la promessa di matrimonio viene formalmente sciolta, ufficialmente a causa dell’impossibilità delle famiglie di far fronte alle doti pattuite, ma probabilmente, invece, è proprio attorno a questo periodo che avviene il primo, fatale incontro fra Cecilia e Ludovico il Moro, il quale se ne innamora, diventa protettore della sua famiglia e la porta a vivere in un’abitazione della Parrocchia del Monastero Nuovo, probabilmente il luogo predisposto dal Moro per i suoi incontri con lei.

Siamo nel 1489, Cecilia ha 16 anni, è eterea, giovane, bellissima, vive in modo indipendente a Milano sotto la protezione del Moro con cui inizia una storia d’amore destinata a durare nel tempo, ed ad arrivare fino a noi, eternamente immortalata dal ritratto con l’ermellino: è infatti sempre nel 1489 che Leonardo riceve la commissione dal Moro e a cui risale la datazione del dipinto stesso.

Così cominciano i misteri di Cecilia, la dama di Leonardo, amante di Ludovico il Moro a 16 anni, che gli darà un figlio (che prenderà la carriera ecclesiastica, ma morirà in giovane età) e riceverà in cambio il feudo di Saronno e il celebre ritratto.
La scoperta del fascino di questo dipinto però è recente: riemerso dal buio dei secoli dopo che se ne erano perse le tracce, forse poco dopo la morte di Cecilia, ricompare nel Castello Reale di Wawel, nella cupa Cracovia, e improvvisamente nei salotti e nelle accademie non si parla d’altro: del suo mistero, della sua eleganza, della sua incantevole giovinezza, di quelle lunghe mani affusolate che così morbidamente accarezzano quello strano animale.
Di Cecilia Gallerani, la “Dama con l’ermellino” ritratta da Leonardo da Vinci conoscevamo poco o nulla, e questo suo mistero continua a ripetersi, inalterato nel tempo, fisso nel capolavoro del grande genio toscano.

Ed ogni notizia che riguarda la corte di Milano del tempo, ci viene dalle lettere che l’ oratore ferrarese Giacomo Trotti, per tredici anni, ha inviato regolarmente al suo signore, il Duca d’ Este.
E’ grazie a lui infatti se noi oggi possiamo seguire e ricostruire parte dell’affascinante vita di Cecilia Gallerani.

Nel 1490 la bellissima sedicenne Cecilia fa la sua comparsa ufficiale alla Corte del Moro, il Castello Sforzesco di Milano. Si stabilisce a vivere nella Rocca, e questo ci fa capire, poiché mai prima d’ora  nessuna favorita era stata ospitata nel Castello, che Cecilia non era soltanto la nuova amante di Ludovico, no, lei era molto di più: Ludovico ne era innamorato, come lui stesso scriveva nelle lettere al fratello, il Cardinale Ascanio.
Cecilia nel luglio del 1490 è incinta, e Giacomo Trotti così la descrive: “gravida e bella come un fiore”.
La sua relazione con il Moro è nota in tutte le corti italiane e straniere, ma questa passione finisce col mettere in allarme gli Este, Duchi di Ferrara, i quali avevano promesso in sposa, nel 1485 (ad appena 10 anni), la loro secondogenita Beatrice, la quale ora, avendo raggiunto i 16 anni, è pronta per il matrimonio.
Eleonora d’Aragona insiste così perché Ludovico, recalcitrante a rispettare i patti nuziali, finalmente la sposi.

Il matrimonio fra il Moro e Beatrice d’Este avviene nel gennaio del 1491, quando Cecilia è in avanzato stato di gravidanza.

Da parte sua Cecilia è ben conscia che una volta nato il figlio del Moro, non avrebbe più potuto apparire al suo fianco.
Cecilia partorisce al castello, il 3 di maggio, il figlio Cesare: il Moro, due settimane dopo le dona il feudo di Saronno, come omaggio per il figlio avuto.

La convivenza fra Cecilia e Beatrice però ormai si fa sempre più insostenibile e così Ludovico è costretto a mettere fine alla sua relazione con lei (ma in realtà il reciproco amore fra i due non finirà mai) e ad allontanarla dal Castello.
Prima di lasciarla definitivamente andare (insieme al figlio), però, le dona una ricca dote e il Palazzo dal Verme di Milano, e si preoccupa di trovarle anche un buon marito (come aveva promesso agli Este): il Conte Ludovico Carminati Brambilla detto il Bergamino (un altro Ludovico nel destino di Cecilia), Signore di San Giovanni in Croce e feudatario dell’imponente Rocca: ed è qui che comincia la seconda vita di Cecilia, una vita dorata e serena, ultimo regalo del Moro, fatta d’arte, cultura, poesia e letteratura.
Poetessa a sua volta, viene definita dal giovane novelliere Matteo Bandello, suo amico e confidente, come una “moderna Saffo”, e la include fra le tre donne più importanti e colte di Milano (Cecilia componeva liriche sia in italiano che in latino).

Prima delle nozze con il Conte Carminati, Cecilia si rifugia per un lungo periodo da Isabella d’Este (sorella di Beatrice), Marchesa di Mantova, con cui aveva stretto amicizia. Poi fa ritorno a Milano dagli Sforza dove diviene animatrice di uno dei primi salotti letterari.

Il 27 luglio del 1492 viene celebrato il suo matrimonio con il Conte Bergamino.

Nella Rocca di San Giovanni Cecilia studia latino, scrive versi (di cui però non resta traccia) e al pomeriggio invita gli artisti e i nobili della zona per intrattenimenti vari.
Il Castello, residenza estiva di Cecilia, diventa così, tra il XV e il XVI secolo, un centro di letterati, pittori, artisti e poeti. Cecilia è infatti una donna colta, piena di carattere e fascino, ammirata e stimata dai migliori ingegni del suo tempo, compreso Leonardo.

Nel 1498 Cecilia invia il ritratto con l’ermellino ad Isabella d’Este a Mantova, perché la Marchesa lo voleva visionare e confrontare con alcuni dipinti del Bellini, e in una lettera indirizzata ad Isabella Cecilia scrive che ormai non si riconosce più in quell’acerba adolescente, poiché ora si sente maturata e cambiata.
Il ritratto tornerà poi a Cecilia, e con lei rimarrà presumibilmente fino alla morte, per poi scomparire nel buio della storia e ricomparire secoli dopo a Cracovia in una collezione privata.

Cecilia Gallerani morirà nel 1536 a 63 anni, poco dopo la fine della dinastia sforzesca e verrà  probabilmente sepolta nella Cappella della famiglia Carminati nella Chiesa di San Zavedro, a San Giovanni in Croce, ma non ci sono notizie certe su questo.
Un altro dei misteri di Cecilia, forse l’ultimo, che resta tuttora aperto.

Riguardo a Ludovico il Moro, splendido mecenate, uomo scaltro e intrigante, vistosi sconfitto dall’ esercito imperiale l’ 8 aprile del 1500, si traveste da mercenario svizzero per tentare di salvarsi, ma, riconosciuto, viene fatto prigioniero e condotto in Francia, dove finirà i suoi giorni senza più neppure l’ombra dell’antico splendore e forse, nello struggente ricordo del suo grande amore mai dimenticato, Cecilia.

Mi piace ricordare Cecilia, come ultimo omaggio a questa donna così affascinante, forte e moderna, con un sonetto di Bernardo Bellincioni, poeta di corte di Ludovico il Moro e amico di Leonardo, che così celebrò lei e il suo ritratto:

– Di chi ti adiri, a chi invidia hai, natura?
– Al Vinci che ha ritratto una tua stella,
Cecilia sì belissima hoggi è quella
Che a’ suoi begli ochi el sol par ombra oscura.
– L’honor è tuo, se ben con sua pictura
La fa che par che ascolti e non favella…

L’indagine di Hesperya

San Giovanni in Croce, 11 aprile 2015 ore 4:00 p.m.

La Crew di Hesperya è arrivata a Villa Medici del Vascello attorno alle 16.
Qui, abbiamo intervistato lo storico della Villa, Danio Asinari, che ci ha illustrato la storia del Castello e di Cecilia Gallerani, mostrandoci anche l’intera struttura.
E’ stato anche eseguito uno shooting fotografico sia degli interni che degli esterni del castello.
Verso le 21.30 abbiamo cominciato a posizionare le strumentazioni: videocamere ad infrarosso fisse, varie handycam a visione notturna, sensori visivi di movimento, registratori digitali, reflex digitale sensibile all’infrarosso, rilevatore di movimento, geofoni, rilevatori di onde elettromagnetiche (KII EMF Meter) e di variazione di temperatura (Mel Meter).
Verso le 22 è cominciata l’indagine, che si è protratta fino all’1.00 di notte circa.
Ci siamo divisi in 2 gruppi: io, Luca e Filippo siamo scesi nei sotterranei della villa, all’interno di una vecchia prigione, per effettuare una sessione di EVP e di KII, riprendendo il tutto con una videocamera a infrarosso.
Roberta, Francesca e Marsilio invece, si sono recati al primo piano per una sessione di EVP.
Successivamente il gruppo si è poi riunito per un’ulteriore sessione d’indagine sia all’interno di altri sotterranei presenti nel Castello e sia all’interno di alcuni antichi edifici nel parco.

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Anomalie riscontrate

Sono state riscontrate alcune anomalie durante l’indagine, in particolare nei sotterranei della Villa, durante alcune sessioni di EVP (o Metafonia, “fenomeno delle voci elettroniche“), e poi nel parco, durante una sessione di shooting in notturna, a fine indagine.

– Sotterranei della Villa: EVP anomali [Si consiglia l’ascolto dei file con cuffie audio]

Nelle antiche cucine, è stata riscontrata una variazione di temperatura [rilevazione con il Mel Meter] dopo alcune domande poste da me.
In particolare dopo la mia domanda : “Puoi abbassare ancora la temperatura“?, sento chiaramente nelle cuffie collegate al mio registratore 2 piccoli colpi, simili all’ improvvisa caduta di un sassolino. Questo suono è rimasto poi registrato ed è stato da noi in seguito identificato come l’effettiva caduta di un piccolo sasso:

Successivamente io continuo la sessione di EVP e chiedo: “Sei una donna“? Riascoltando la registrazione, subito dopo questa domanda si sente una voce dire “UOMO“:

La Crew di hesperya continua l’indagine nei sotterranei della Villa e durante lo spostamento del gruppo dalla zona delle antiche cucine a quella delle celle, la handycam di Filippo, a piena carica e con molte ore di autonomia, improvvisamente si spegne. Una volta riaccesa, il display della cam segna ancora la massima carica del dispositivo, fatto che non spiega il suo precedente spegnimento. Un’ulteriore anomalia si riscontra quando viene riascoltata la registrazione audio: nel momento in cui la cam si spegne, sul digital recorder rimane impressa una vibrazione anomala, della frequenza di circa 100 Hz:

L’ultima sessione EVP nei sotterranei si svolge nelle celle. Qui Luca chiede: “C’è qualcuno qui con noi?”. Una volta riascoltata questa registrazione si sente una voce rispondere “DONNA”:

Infine Luca termina questa sessione EVP sollecitando una possibile interazione. Alla richiesta “Prova a parlare con noi” abbiamo riscontrato una voce, rimasta impressa nella registrazione audio, dire: “SENTO”:


– Parco della Villa: anomalia fotografica

L’indagine di hesperya si conclude nel sontuoso parco della Villa, in cui si trovano edifici e manufatti artistici, costruiti per impreziosire il giardino e per offrire un ulteriore svago e divertimento agli abitanti della villa e ai loro ospiti.
La Crew entra all’interno della fagianiera, la cui scalinata conduce direttamente ad uno specchio d’acqua. Questo elegante edificio ospitava specie autoctone ed esotiche di volatili.

Qui, io scatto una sequenza di 5 foto, a pochi secondi l’una dall’altra, con le stesse impostazioni e dalla stessa angolazione (con l’eccezione di una lieve diversa posizione di scatto, in alcune foto, nell’ordine di pochi centimetri e ininfluente per il tipo di anomalia evidenziata), e nella 4° foto compare una sorta di nebbia biancastra, lattiginosa, e oblunga subito all’esterno di un piccolo tempietto situato nel Parco di Villa Medici, antistante ad un laghetto.
E’ importante notare che questa sorta di nebbia, che compare in una sola immagine, la 4°, non si trova sull’acqua del laghetto, ma sull’erba, immediatamente fuori dall’edificio-tempio.

Dati EXIF di scatto:

– Canon EOS 60Da con Obiettivo Canon EF 28mm f/1.8

– Tutte le 5 immagini sono state scattate in notturna e senza l’ausilio di Flash o cavalletto.

– I tempi di scatto che intercorrono tra le 5 foto sono i seguenti:

. 5 secondi tra foto 1 e foto 2
. 12 secondi tra foto 2 e foto 3
. 18 secondi tra foto 3 e foto 4
. 1 minuto e 22 secondi tra foto 4 e foto 5

Foto 1: ISO 800 f/1.8 Tempi 1/25 sec.
Foto 2: ISO 800 f/1.8 Tempi 1/4 sec.
Foto 3: ISO 800 f/1.8 Tempi 1/4 sec.
Foto 4: ISO 800 f/1.8 Tempi 1/4 sec.
Foto 5: ISO 800 f/1.8 Tempi 1/5 sec.


Conclusioni:

Era una serata d’aprile estremamente limpida, priva di qualunque tipo di nebbia nel punto e nel momento dello scatto delle 5 fotografie.
La 4° foto è l’unica immagine che presenta questa sorta di nebbia biancastra, e tra la 3° e la 4° foto intercorrono 18 secondi, fra la 4° e la 5° foto 1 minuto e 22 secondi.

La stranezza o anomalia riscontrata è la seguente:
perché nelle prime 3 immagini, scattate rispettivamente a 35-30-18 secondi dalla 4° (quindi tempi molto ravvicinati), questa specie di nebbia non compare? Inoltre questa nebbiolina lattiginosa non era sull’acqua, ma sul prato antistante, ad alcuni metri di distanza dall’acqua, e dunque sembra difficile che possa trattarsi di semplice condensa, data la distanza fra il prato e il laghetto, e se così anche fosse, dovrebbe comparire anche nelle precedenti 3 foto, o almeno in una di esse, oltre alla 4° foto, essendo i tempi di scatto ravvicinati nell’ordine di manciate di secondi.
Questa sorta di nebbia resta quindi una stranezza che non trova spiegazione certa nelle ipotesi prettamente razionali.

Di seguito il video-report dell’indagine

 

Katia Celestini

Copyright © 2015 Katia Celestini. Tutti i diritti riservati

Bibliografia: Daniela Pizzagalli, “La dama con l’ermellino”, Rizzoli 1999 – Giulia Borghese, Corriere della Sera, maggio 1999

Credits: si ringrazia il Comune di San Giovanni in Croce e l’Associazione Villa Medici del Vascello per aver concesso l’autorizzazione all’indagine.

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